CANTU DE LUNEDÌ

Se non vengono sciolti prima, i nodi tornano tutti al pettine, cerco di seguire dunque solo i miei fililogici

Cantu de Lunedì è un filo di voce bagnato tra le labbra per attraversare la cruna di un ago. Viene annodato tra le dita per non perdersi in un banale pagliaio della vita. Questo filo del discorso, scioglie come un filo d’olio, ogni nodo in gola, recuperando il bandolo di una matassa aggrovigliata nel tempo.                         

Un gioco di parole, un passa parola, un passato di parole che pende sempre meno dalle nostre labbra. Una sfida da giocare sul filo di lana, tra le dita di più mani, riscoprendo vecchie forme, evitando  nuovi intrecci.   

Questo filo di voce, che parte dai primi suoni trasformati in parole, fino a srotolarsi come questa nostra lingua di terra in un mare ricco di significati, ha la figura della madre come spola per questa nuova trama. Madre terra, madre coraggio, madre di tutte le battaglie, come nell’inganno ordito ai danni di Otranto. 

Nuova recensione su Blogfoolk dell’album “Cantu de Lunedì “

LA REGINA DE LU REALE

Nel Salento un filo di vento, può trasformarsi in un vortice di passione.

OTRÀNTU

La scimitarra ottomana ha un solo filo di taglio ed è lo stesso filo che lega il sangue degli 800 Martiri con il sangue versato dal loro carnefice Berlabei, convertito al cristianesimo e impalato. Un quesito si pone: l’anima del boia dove si trova attualmente in paradiso o all’inferno?

FONTE DE VITA

Il sole a pelo d’acqua vibra sul mare come un sonaglio di ottone battuto a mano e le note dolci recidono, al calar della sera, il cordone ombelicale con la nostra amata terra, non prima di aver proiettato sulla Torre dell’Alto luci e ombre. Come un filato, quest’ultimo filo di luce, in una torsione naturale, prima di scomparire nell’orizzonte labile di un fugace tramonto, crea un filo di speranza che lega, a doppio nodo, la storia di Renata Fonte alle sue passioni, ai suoi affetti più cari.

Ecco che “un filo di setola” simboleggia la passione di Renata per la pittura, “spiega le ali e insegna a volare” richiama la sua professione di insegnante. E così via, frase dopo frase. Questo brano è dedicato non solo a Renata ma anche alle figlie Sabrina e Viviana Matrangola, tre donne, tre madri, tre figlie di questa terra.

SMERALDU VERDE MARE

L’aria (musicale) c’è già, il tempo lo si trova sempre, le parole certamente non mancano per descrivere una ballata a Porto Badisco in riva al mare verde smeraldo, incastonato nella nuda terra ai piedi di Cristo.

FIJU DE L’AMORE

La Gassa d’amante è un nodo assai resistente. Tuttavia lo si può sciogliere con facilità, proprio come una storia d’amore, dove non tutto sempre fila liscio e qualcuno potrebbe decidere all’improvviso di tagliare presto la corda. Questo legame affettivo è stato intessuto tra Vignacastrisi e Ginosa, dove le foglie del tabacco, seccando, perdono la loro freschezza e i sogni sempre verdi sfumano. Ciò che non viene sparso al vento è l’amore tra una madre ed il proprio figlio.

TRAMA LA TELA

Il suono è tra le dita delle mani ed è fatto di fuselli intrecciati agli spilli dei tomboli. Una fitta ma leggera ragnatela, realizzata con sottili corde di chitarra in acciaio e nylon. Corde pizzicate per intrecciare i fili della memoria, tessendo in questo modo una nuova storia. Non è la storia del filod’Arianna, semmai di Penelope e sicuramente di migliaia di donne del Sud, costrette a vivere, per decenni, lontano dai propri cari, emigrati per lavoro e dignità. Sul tombolo i fili passano dietro agli spilli, con la stessa semplicità con cui i lunghi capelli vengono portati dalle ricamatrici lentamente dietro alle orecchie. Sensuali movimenti che catturano l’attenzione degli spasimanti e che ne“tentano il filo” senza che nessuno se li fili.

MESCIU PIPPI

Nel Tacco d’Italia, un filo di spago tiene uniti i punti mancanti tra il sapere e il disconoscere.  E’ la storia di un ciabattino che inchioda i tacchi tenendo stretta la scarpa sul proprio petto.   La bottega di Mesciu Pippi è una radio diffusa, senza filodiffusione, una radio libera e portatile, un canale d’ascolto e di apprendimento, per chi sa prestare orecchio.

MASSERIA DE SAN GENNARU

Masseria San Gennaro non è solo un casolare sulla strada che collega Nociglia a Supersano. Questo è il luogo dei ricordi, dei sapori, dei profumi autentici e dei legami affettivi. Per Anna è un filo diretto con la propria infanzia, il supporto sicuro su cui riavvolgere, all’occorrenza, il nastro della vita. In chiave musicale, la porta di questa masseria è la base per ogni buona ripartenza. Non un laccio dunque da cui liberarsi ma un filo su cui stendere profumati indumenti da lavoro e di vita quotidiana, che si tengono assieme gomito a gomito come note musicali, sorrette al centro da un rudimentale puntello in legno per non far cadere a terra l’intero pentagramma. L’architrave su cui poggia quest’opera musicale è realizzata esclusivamente con materiale locale, pietra cavata, sfaccettata e posata a mano; parola dopo parola, nota dopo nota, voce dopo voce. Queste sono dunque le frasi nascoste all’interno del brano, quelle suonate, non solo solo galline, suonati sono i polli, i pollastrelli, gli sgallettati che si pavoneggiano per primeggiare in questo pollaio, metafora della vita. Gonfiano il petto, sognano di volare ma sempre a terra devono razzolare.

LU NZIDDHU

I sonagli fissati in coppia da un sottile filo di ferro si legano come amori indissolubili nel cerchio in legno di Torrepaduli. È il tamburreddhu, suonato a San Rocco, lo strumento che scandisce il ritmo di questa terra. A Biagio Panico, custode e artigiano del suono.

CANTU DE LUNEDÌ 

Testi di Giovanni Epifani                                                                                                           

Musiche e arrangiamenti di Leone Marco Bartolo                                                              

 Interpretazione diAnna Sabato

Produzione L. Bartolo – G. Epifani – A. Sabato                                                                              

Registrato, mixato e masterizzato presso A.U.S. Studio di Giuggianello (LE) e Longi (Me)

Hanno partecipato:

Michele Bianco – fisarmonica (tracce 1 – 3 – 7)

Claudio Miggiano – chitarrino (tracce 3 – 4 – 7), armoniche (traccia 9)

Asia Macchia – violino (tracce 2 – 3 – 4 – 7)

Valentina Giannetta – arpa (traccia 5)

Zaira Giangreco – tambureddhu (tracce 1 – 4 – 6 – 7 – 8 – 9)

Carlo “Canaglia” De Pascali – tambureddhu (tracce 1 – 4 – 6 – 7 – 8 – 9)

Francesco Mancini – basso fretless (tracce 2 – 3 – 7)

Federico De Pascali – mandolino (tracce 1 – 5)

Anna Cinzia Villani – voce (traccia 6)

Cinzia Marzo – voce (traccia 8)

Andreina Capone – voce (tracce 3 – 7)

Claudia Giannotta – voce (tracce 3 – 7)

Giuseppe Semeraro – reading (traccia 3)

Julia Puretti – voce (tracce 5 – 9)

Giovanni Epifani – voce (traccia 8)

Leone Marco Bartolo –voce (tracce 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 ), marranzano (traccia 6), chitarre (tracce 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 7 – 8 – 9 ), grancassa e triangolo (traccia 2), armoniche (traccia 9).

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