CHEF D’AUTORE

Quando un Autore con la testa sulla LUNA, incontra un Chef STELLATO  è difficile ritornare da questa esperienza con i piedi per TERRA.

L’armonia dei sapori nel Chiostro dei Domenicani a Lecce.

Un quaderno pentagrammato di note floreali in un piatto, anche l’occhio sempre verde vuole la sua parte,  doppia in questo caso come per le narici, per arginare lo strapotere della lingua con i suoi quattro gusti, l’equilibrio è perfetto, l’armonia è nel senso dei doppi sensi, unici nel suo genere, musica che sventola per le mie orecchie. Andiamo con ordine, posate ancora le posate.

Sforzandomi per restare con i piedi per terra, ho raccolto al volo l’invito a cena dell’amico Donato Episcopo, Chef Stellato che a Lecce ha “Donato” il sapore del latte di pecora alla via lattea nel cielo del Chiostro dei Domenicani, in-chiostro indelebile dell’architettura e della storia del 400, che bel giorno che bel posto, posto che possa essere definito tale come un qualsiasi tal Day tali. 

I dettagli fanno la differenza e Donato è il particolare, l’orchestrazione, la musica, il respiro profondo di una nota dolce o salata che dura e perdura nel tempo, la sua cucina è costruita come una  cassa armonica al centro di una piazza, pezzo dopo pezzo fino ad accendersi di mille colori nell’esplosione finale del ta-taratata, in quel rullante che non sta più nella pelle come nel bis del Bolero. 

Siamo in un “Complesso d’epoca Quattrocentesca”  e questo potrebbe essere il nome di questa  nuova formazione musicale salentina che sa far girare i piatti come dischi in una console, il tamburo a cornice del maestro Biagio Panico è il cerchio perfetto per racchiudere il concetto del cibo che suona dello Chef.

“In comune abbiamo solo dettagli” canta Ornella Vanoni, io e Donato condividiamo molti di questi ad iniziare dalla parte iniziale del nostro cognome, fino a giungere all’Epi-centro della nostra vita, Cursi.

A “prendere spunto” uno dall’altro non è solo il buon vino,  per me è stata un emozione indescrivibile ritrovare il bandolo della “Matassa” in un fagottino raggomitolato in un piatto. Il tutto nasce da un’idea divenuta parola, da un testo unito ad un suono, dalla musica che si fa immagine,  dall’immagine che ritorna parola per essere racchiusa  in un piatto. A passaparola di bocca in bocca.

Lunga vita amico mio, siamo i ragazzi di sempre.

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